La parola al ginecologo
Tumori: la soluzione sta nella prevenzione
Scopriamo grazie all’aiuto del ginecologo cosa dobbiamo fare, a seconda dell’età che abbiamo, per evitare le insidie del male del nostro secolo…
Di Alice Paola Parvis
Le neoplasie più diffuse nel campo femminile, sono quelle che riguardano mammella, collo dell’utero, endometrio ed ovaio. Abbiamo chiesto al Dottor Massimiliano Agostini, ginecologo presso Roma, di illustrarci quale può essere il miglior tipo di prevenzione per queste forme tumorali.
Quello più diffuso
Il tumore più diffuso è quello alla mammella. Si è sempre detto che praticare periodicamente l’autopalpazione del seno sia un efficace mezzo di prevenzione. Questo metodo, però, aveva un suo senso una trentina di anni fa, quando gli apparecchi di diagnostica (mammografia ed ecografia mammaria) erano poco diffusi (almeno in Italia) e, nel caso della mammografia, c’era un rilascio di radiazioni così elevato da non render possibile uno screening sistematico. Attualmente, grazie all’introduzione di apparecchi digitali a bassa emissione di radiazioni e alla diffusione dell’ecografia mammaria con sonde a 10 MHz si ha la possibilità di uno screening capillare a livello nazionale. Ma quando è necessario iniziare? “Se mi avessero posto questa domanda dieci anni fa – risponde il dott. Agostini - avrei detto dopo i 30-35 anni. Attualmente, però, stiamo assistendo ad un abbassamento dell’età media di insorgenza di tumori al seno, con riscontro, seppur raro, di casi a 18 anni. Ciò è dovuto a vari fattori tra cui il cambiamento della preparazione industriale dei cibi e l’innalzamento dell’età del primo figlio. E’ necessario chiarire che l’allattamento materno funge da fattore protettivo. La riprova di ciò è la più elevata incidenza di tumore al seno nelle suore”.
Da tutto ciò si evince che i primi esami mammografici, con cadenza biennale, andrebbero iniziati tra i 28 e i 30 anni. “E’ evidente – sottolinea Agostini - che nulla vieta di iniziare lo screening subito dopo il termine dello sviluppo sessuale (17-18 anni circa) ma, dato che parliamo di un esame preventivo, è necessario fare un attentissimo bilancio costi/benefici, dove per costi intendiamo il costo economico dell’esame stesso e il costo fisico dell’esposizione ad una, pur bassa, dose di radiazioni. Per benefici intendiamo la percentuale di rilevamento di tumori in stadio precoce. Dato che l’incidenza dei tumori mammari al di sotto dei 28-30 anni è molto bassa, ciò non giustifica i costi dell’esame. Diversamente, dopo i 35-40 anni la cadenza dell’esame mammografico è consigliabile che diventi annuale, perché tornando al bilancio costo/beneficio l’incidenza di questa neoplasia si alza al punto tale da rendere i costi inferiori ai benefici”. Dopo la menopausa l’esame mammografico può essere sostituito dall’esame ecografico dato che le caratteristiche della mammella post-menopausale rendono adeguato questo tipo di controllo.
Il carcinoma della cervice
“E’ oramai assodato - sottolinea Agostini - che esiste una stretta correlazione tra il carcinoma della cervice uterina e la presenza di un particolare virus conosciuto come HPV (human papilloma virus). Si tratta di un virus presente in forma pressoché ubiquitaria ed è trasmesso con i rapporti sessuali. Da ciò deriva il fatto che minore è l’età del primo rapporto sessuale, maggiore il numero di partner, e più alta è l’incidenza di questo tipo di tumore. L’uso sistematico del preservativo, però, impedendo il passaggio del virus, è attualmente la miglior forma di prevenzione dal contagio di infezioni virali legate alla sfera genitale. Relativamente agli esami preventivi da segnare in agenda sono il Pap-test accompagnato, in caso di esito positivo, da una colposcopia”.
Il Pap-test è un semplice esame che consiste nel raccogliere del muco cervicale all’interno della vagina e delle cellule all’interno della cervice uterina. La colposcopia, invece, consiste nell’osservazione, tramite un’apposita sonda ottica, della cervice uterina fortemente ingrandita e “tinta” con specifici reagenti. Da che età e fino a che età è consigliabile l’esecuzione del Pap-test? “Difficile rispondere a questa domanda - risponde Agostini - in quanto si è abbassata l’età del primo rapporto sessuale. Orientativamente consiglio di eseguire il Pap-test 4-5 anni dopo i primi rapporti sessuali regolari. A cambiare è il periodo intercorrente tra un test e l’altro, variabile in funzione dell’età. Fino a 30 anni può essere accettabile una cadenza biennale, dopo è preferibile una cadenza annuale. Questo perché la storia naturale della trasformazione carcinomatosa indotta dal virus è lunga, nell’ordine dei 15-20 anni. Per questo stesso motivo l’esecuzione regolare di un Pap-test non dovrebbe essere interrotta mai. Ad una donna in età avanzata che non ha più rapporti da tempo, si può consigliare di ritornare alla cadenza biennale o addirittura più lunga. Resta inteso, comunque, che la cadenza dell’esame varia anche in funzione dei fattori familiari e dei riscontri dei precedenti esami”.
Per concludere, nuove possibilità preventive si sono aperte con lo sviluppo recente di un vaccino specifico contro l’ HPV. Questo però non deve indurre ad “abbassare la guardia” perché nel momento in cui il vaccino arriverà sul mercato, sarà comunque efficace solo se la somministrazione verrà effettuata prima dell’inizio dell’attività sessuale, con richiami successivi.
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Importante!
L’introduzione di questo screening diagnostico di massa (pap test + colposcopia) ha consentito di abbattere la mortalità per questo tipo di tumore del 80 per cento riducendo contestualmente la necessità di interventi fortemente mutilanti quali l’isterectomia radicale.
Endometrio, universo da conoscere
Prima di descrivere il carcinoma dell’endometrio è necessario spiegare cos’è questo particolare tessuto e a cosa serve. “Se dividiamo schematicamente l’utero in strati - descrive Agostini - troviamo nella parte più esterna il cosiddetto strato “sieroso”, a diretto contatto con gli organi della cavità addominale. Più internamente troviamo lo strato muscolare che serve a far contrarre l’organo durante il travaglio del parto. Ancora più internamente troviamo l’endometrio atto a far impiantare un eventuale embrione all’interno della cavità uterina. Questo tessuto è a diretto contatto con la parete interna del collo dell’utero e, quindi con la cavità vaginale. Date le sue funzioni strettamente correlate con la riproduzione, le cellule endometriali sono molto “sensibili” agli stimoli ormonali. Il carcinoma endometriale è un tipo di neoplasia maligna strettamente correlato all’assetto ormonale femminile e che tende a svilupparsi in presenza di un eccesso di ormoni estrogeni. Questo fatto rende conto dell’alta incidenza di questo tumore nell’età perimeopausale, quel periodo della vita femminile in cui, per motivi fisiologici, si ha un eccesso di estrogeni rispetto al progesterone. Semplificando molto possiamo dire che il ciclo mestruale della donna si può dividere in due parti. La prima parte, che va dal momento dell’inizio del ciclo mestruale fino all’ovulazione, è la cosiddetta ‘fase estrogenica’ del ciclo, in cui gli ormoni estrogeni inducono un rapida duplicazione delle cellule dell’endometrio; la seconda parte, che va dall’ovulazione fino al primo giorno del ciclo mestruale è la cosiddetta ‘fase progestinica’ del ciclo, in cui il progesterone induce una crescita di volume delle cellule endometriali (con una ritenzione idrica che spesso provocano tensione mammaria e senso di gonfiore) preparandole ad un eventuale impianto di un embrione. E’ importante che ci sia un equilibrio tra le due fasi,in quanto un eccesso di estrogeni può portare ad una smodata crescita del tessuto endometriale con, nel migliore dei casi, formazione di escrescenze (polipi) e, nel peggiore dei casi, formazione di una neoplasia maligna. Ecco perché il progesterone, da questo punto di vista, può essere considerato come un fattore protettivo”.
La prevenzione si può realizzare tramite l’ecografia transvaginale e il Pap-test, “in quanto - interviene Agostini - tramite quest’ultimo esame, l’eventuale presenza di cellule dell’endometrio in via di trasformazione neoplastica possono essere rilevate nel campione prelevato. Resta inteso però che pur avendo un buon potere predittivo, il Pap-test non ha la stessa capacità diagnostica preventiva che ha nel caso del carcinoma della cervice uterina. L’ecografia transvaginale, invece, viene effettuata con la sonda a 7 MHz che consente di rilevare con buona definizione eventuali ispessimenti tissutali o veri e propri polipi, che, in qualche caso, possono andare incontro a trasformazioni neoplastiche”.
Con che frequenza vanno eseguiti questi esami? “Per il Pap-test- sottolinea Agostini - la stessa del carcinoma cervicale, mentre per quanto riguarda l’ecografia TV, la cadenza potrebbe essere biennale fino a 40-45 anni di età ma in caso di alterazioni del ciclo mestruale l’esame è consigliato annualmente, così come dopo i 45 anni e fino a 5-10 anni dopo la menopausa. Essendo l’ecografia transvaginale un esame scarsamente invasivo e relativamente poco costoso, fa sì che il nostro solito bilancio costi-benefici può consentire anche cadenze minori per fasce di età non a rischio”.
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Attenzione!
Se in età postmenopausale si verificano episodi di sanguinamento è indispensabile ricorrere ad accertamenti diagnosticiaccurati perché potrebbero essere sintomi della presenza neoplastica. Va sottolineato però, che negli ultimi anni, per cause non meglio identificate ma, probabilmente, riconducibili a cambiamenti ambientali e alimentari, sono in aumento i disturbi correlati a squilibri ormonali.
Ultimo per incidenza
Ultimo in graduatoria per incidenza ma, purtroppo, non per mortalità, è il cancro dell’ovaio. “Questo tipo di cancro – sottolinea Agostini - può essere considerato il fallimento della prevenzione in quanto, ad oggi, non c’è un test di screening che ci consenta di identificare questo carcinoma in un suo stadio precoce. L’ecografia infatti identifica questa neoplasia generalmente ad uno stadio già avanzato e lo stesso dicasi per ogni sintomatologia. Ed è proprio per questo che, purtroppo, questo tumore ha ancora un’alta mortalità e il suo riscontro in stadi precoci avviene, in linea di massima, in modo casuale al tavolo operatorio per altri interventi. Va detto, però, che è tra i tumori della sfera genitale che ha l’incidenza più bassa”.
Dott. Massimilano Agostini
Specialista in Ginecologia ed Ostetricia
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