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Tratto
dal quotidiano "La Repubblica" (22 dicembre 2001)
| IL
PERSONAGGIO |
| Registra
dieci trasmissioni la settimana, con un pool di
allieve legge i tarocchi 24 ore su 24 al telefono |
| Alice,
la papessa dell'etere "Maga? No, vendo solo
parole" |
| "Credo
di svolgere un servizio sociale, proprio come i
medici E non prometto nulla" |
| "I
ciarlatani sono la nostra rovina, io ho studiato
astrologia alle superiori" |
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| di
MICHELE SMARGIASSI |
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ROMA
— Cosa cerca lo scorpione Michela in lacrime perché
quel cancro di Marcello la vuole lasciare da quando
ha scoperto che non può avere figli? Cosa cerca
Rosaria, vedova da cinque anni, dubbiosa che Roberto
sia l'uomo giusto per ricominciare? Cosa cerca Elena
che forse ha capito, ma forse no, che il suo Antonio
ha un'altra? Cercano tutte la stessa cosa, cercano
la Papessa. La papessa di carta, la figura più
potente dei tarocchi, quella che risolve tutti i
problemi. O meglio, cercano la papessa di carne ed
ossa, quella che sa far parlare tutto il mazzo. La
papessa Alice non è difficile trovarla. In quella
sterminata piazza del mercato virtuale che è la
televisione, le cartomanti hanno i loro tavolini a
portata di un clic di telecomando. E' impossibile
non incappare in una trasmissione di Alice: ne
registra dieci al mese in diretta, poi ciascuna
passa tre o quattro volte in replica su una trentina
di emittenti diverse. Alice è sempre nell'etere,
come una vera maga. «Non sono una maga», protesta,
«le uniche fatture che faccio sono quelle con
l'Iva, e ne faccio tante... Io non credo nella magia».
E' come sentir dire a un prete che non crede nella
religione. «Ma non c'è niente di magico nelle
carte. Sono solo simboli che impari a leggere come
hai imparato l'alfabeto». I tarocchi s'imparano e
s'insegnano. Alice ha fatto scuola. Letteralmente.
In questa palazzina anonima lungo la via Flaminia,
dentro una mezza dozzina di box, con cuffia e
microfono, tarocchi sul tavolo, Grazia Marina
Isabella e le altre giovani allieve di Alice
mescolano, tagliano il mazzo, dispongono carte in
continuazione e parlano, parlano senza sosta, e così
per 24 ore su 24, 365 giorni su 365. Starline,
società di consulti, è una catena di montaggio
della divinazione. Deve rendere parecchio, visto che
ogni minuto di telefonata al 166 costa circa tremila
lire (1,55 euro) e in genere un consulto tivù dura
otto minuti.
«Sì, ma metà se la tiene la Telecom, un'altra
fetta la società per le spese di gestione, a noi
cartomanti resta appena per vivere» .
Non si direbbe un mestiere così da buttare, quello
dell'astrologa televisiva. Ovunque fai zapping ne
trovi una. C'è da dire che Alice
cominciò quando sulla piazza erano in poche. I suoi
genitori, torinesi, la volevano ragioniera. A sedici
anni lei si ribellò al destino e al nome che le
erano stati assegnati dalla famiglia proprio grazie
a quella scuola che detestava: «All'Itc Einaudi
c'erano le materie facoltative: cucina, cucito... Io
scelsi astrologia». Dieci anni dopo era diventata
Alice, come segretamente aveva sempre chiamato se
stessa, e aveva il suo primo mazzo di tarocchi
liguri, mai più traditi.
Qualche fiera, un piccolo studio, ma forse non ce
l'avrebbe fatta se non avesse incontrato la tivù.
«All'inizio erano solo piccole trasmissioni di
consigli e oroscopi, poi mi venne l'idea di usare il
144, fui una delle prime». Era il prefisso delle
linee erotiche, ma lei intuì che l'uomo (cioè,
soprattutto la donna) non è fatto solo di carne.
Che l'amore fa soffrire. E chi soffre cerca aiuto.
Ed è disposto a pagarlo. Nessun problema morale,
Alice, a chiedere soldi a chi soffre? «I medici si
pongono il problema? Io oltretutto mi rifiuto di
fare consulti sulla salute». Anche perché lei non
è un medico. «No, ma sono una specie di servizio
sociale». Sì, ma perché alla tivù? «La
televisione è soprattutto una vetrina. La grande
maggioranza dei consulti in realtà avviene senza
telecamere». E le telefonate in diretta, sono
finte? «Ma niente affatto! Sono consenzienti. A
tanti piace andare in tivù». A esibire le proprie
sofferenze? «Ma dove vive? Si piange dappertutto,
in tivù» .
Lo studio delle riprese è arredato come un salotto.
Scrivania, piante, una libreria senza libri. Nulla
di esoterico tranne il «principe Shamir», un
ragazzo con pizzetto, forte accento romano e in
testa una specie di fez nero per «trattenere
l'energia vitale» che ogni tanto fa incursione
nella trasmissione di Alice per proporre i suoi
numeri del lotto, «percentuali di vincita oltre il
50%». E perché non se li gioca lei e diventa ricco
sfondato? «Non ci tengo ai soldi» .
Alice, Alice... Davvero non sente di ingannare
nessuno? «Io non ho pesi sulla coscienza», quasi
s'offende, «non prometto nulla, non garantisco
nulla».
Leggo le carte, do una chiave di lettura, qualche
consiglio di comportamento, con un po' di tatto...
Sono i ciarlatani che ci rovinano». Chi sono? «Non
mi faccia dire nomi... Basta guardarli in faccia per
riconoscerli. Sentire come parlano. Io almeno ho
studiato per fare questo mestiere». Ma che mestiere
è? La gente paga, ma per avere cosa? A Michela, a
Rosaria, ad Elena, Alice in fondo ha rivenduto solo
un po' di fiducia in se stesse: «Sii forte,
ragiona, affronta la situazione con decisione».
Consigli da buona amica. A pagamento, però. Ma in
un mondo dove ha valore solo ciò che ha un prezzo,
anche la forza d'animo la possiedi davvero solo se
l'hai comperata. A lire 30 mila (15,49 euro), Iva
compresa. «Dice poco? Ritrovare la fiducia per 30
mila lire? Uno psicologo chiede di più». Alice,
sia sincera: la tivù non è uno studio
professionale, è un mercato. Lei cosa vende? «E
lei, giornalista, cosa vende?». Notizie, racconti,
parole. «Ecco: parole. Anch'io. Facciamo lo stesso
mestiere» . |
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